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Come per tutti i centri abitati di antica formazione, anche per la città di Sciacca, vantando origini che si perdono nei meandri del passato è impossibile stabilire una data di fondazione.
Sicuramente anche grazie ai ritrovamenti archeologici, si può senza ombra di dubbio affermare che il territorio di Sciacca sin dai tempi preistorici, grazie anche alla favorevole posizione presso il mare, è stato sempre abitato, come testimoniano le numerose necropoli venute alla luce, nel territorio di Sciacca.
Dal rinvenimento delle necropoli, le esplorazioni del territorio saccense da parte di esperti archeologi e studiosi s’intensificarono e in ad esplorazioni in superficie e a regolari campagne di scavi, si può asserire che le più antiche testimonianze della presenza dell'uomo nel territorio di Sciacca risalirebbero addirittura al paleolitico inferiore.
Si tratterebbe, secondo gli archeologi di un giacimento di ciottoli che possono essere collegati alla facies della Plebble Culture (cultura del ciottolo) e degli hacheraux (accette).
Nelle aree di capo San Marco, al Nadorello, a Rocca Ficuzza, alle pendici meridionali del monte Kronio, in prossimità delle grotte vaporose e nei pressi della Grotta Gallo, furono ritrovate tracce della prima presenza umana sul territorio dovuto al ritrovamento di utensili in pietra scheggiata, amigdale, ciottoli lavorati (chopper) databili a centoventimila anni fa.
Dall'area del territorio saccense provengono, i resti paleontologici umani di una calotta cranica e di una mandibola, nonché quattro denti di un Austrolopiteco (ominide) vissuto oltre tre milioni e mezzo di anni fa.
Situazione un po’ più particolare per il periodo Neolitico che si presenta molto più documentato grazie ai ritrovamenti nella Grotta del Fico, presso Monte Kronio, Grotta della Lisaredda, presso Monte Arancio.
Gli scavi risalenti al 1986, seguiti con rigoroso metodo stratigrafico in un ricco deposito preistorico all'interno della Grotta del Fico sita presso il Monte Kronio, provano la presenza di forme di vita umana che sfruttavano il luogo a scopo abitativo sin dal Neolitico inferiore circa 7500 anni fa.
Questi scavi hanno portato alla luce oltre i numerosi utensili di selce (punteruoli, coltelli, raschiatoi) e resti di pasti in prevalenza ossi di suini e ovini, una nutrita serie di frammenti ceramici tra i quali molti con motivi decorativi impressi o incisi prima della cottura, risalenti al neolitico inferiore al periodo, cioè i neolitici introdussero l'agricoltura in Sicilia.
Reperti ceramici della stessa tipologia (stile del kronio) furono ritrovati in precedenti campagne di scavi eseguiti negli anni che vanno da 1962 al 1969 nello stesso sito, nonché da altri ricercatori nella grotta della Lisaredda e presso Capo San Marco.
Per quanto riguarda la stratigrafia del deposito della grotta del Fico, allo stato attuale della ricerca possediamo una sequenza cronologica che documenta in modo esauriente la frequentazione del luogo a scopo abitativo per un lungo periodo della preistoria siciliana che va all'inizio dell'età neolitica alla fine dell'età neolitica quindi circa 3800 anni fa.
Tutto questo portò grandi soddisfazioni agli archeologi impegnati sul territorio saccense, ma non bisogna dimenticare che già alla fine degli anni '50, due causali rinvenimenti archeologici, verificatisi, a breve distanza e temporale l'uno dall'altro, nelle grotte vaporose di Monte Kronio e in contrada Tranchina, hanno determinato tutta una serie di campagne di scavi, che hanno consentito di raccogliere preziose testimonianze della presenza dell'uomo nel territorio saccense nell'età del rame.
Tra le necropoli del territorio di Sciacca, solo quelle di Tranchina e Monte Kronio sono state esplorate con criteri scientifici da archeologi di professione, mentre altre, come quelle di San Bartolo, Locogrande, Salinella, Monte Raggio, Perrana, Grattauli, Rocca Madore ecc. sono state oggetto di scavo da parte di tombaroli e dilettanti di archeologia.
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